Bolleghieri notturni

di Elisa Guglielmi

ISSUE #36 - Foresto

L’alba vegliava sulle case della Laguna laguna di Venezia e il riflesso del nascente sole infuocato era bagnato dalle fredde acque fredde mattutinedel mattino. La marea era agitata dalle barche dei poveri pescatori, unti e barbuti, che rientravano dall’aperto Adriatico. Le dolci pieghe che l’acqua formava, spinta da quei ruderi, si mescolavano ai primi raggi rosso ardente, contrapponendo così la giovinezza di quel sole, così pieno, intenso, vivo, con a quei vecchi che stanchi facevano ritorno. Scivolava soavemente, tra le stesse calli e nei campielli con palazzi merlati di marmo, la brezza mattutina di una città che guarda e ascolta il mare.

L’ora non era certo delle migliori per vedere le piazze ricche di mercanti o per incontrare dame lungo le fondamenta: vi era chi dormiva, chi per tutta la notte aveva venduto la propria dignità e vi era chi, sul fare del giorno, se ne andava a spegnere quei deboli lumi che avevano animato l’oscurità. Le piccole fiammelle, minacciate dal vento, venivano smorzate una ad una da uomini vestiti di nero e maròn, dal con cappello sul capo e calzoni sdruciti, i quali ogni giorno percorrevano con sicurezza lo stesso intrigo di calli guidati dalla conoscenza di quel luogo e dall’abitudine. Ogni sera, al crepuscolo, gli stessi poveri uomini si movevano per accendere e illuminare la Serenissima. Questi conoscevano la Venezia di giorno e la Venezia di notte, adibita a colori, mercati, grida allegre e a intrighi, proibizioni e oscenità. Spesso vivevano avventure assai curiose: si imbattevano in ubriachi, lezzi dalla giornata di lavoro all’Arsenale, che s’addormentavano sui gradini di un ponte, tra i topi, o nel peggiore dei casi cadevano in un rio del canale e i loro corpi affioravano al mattino sbattuti sulla bassa riva; in altri casi, potevano godere della vista di bellezze che nella penombra mostravano cosce consumate da  mani avide e prosperoso seno. Impassibili proseguivano il nel loro solito cammino, ormai con la vista ormai abituata a questo spettacolo grottesco. Non cadevano in tentazione né si preoccupavano dei disgraziati che avevano passato la notte a fare bagordi, : mormoravano solo, tra sé e sé, imprecazioni tipiche del luogo contro quel degrado. Raramente incrociava altri passanti, che essi fossero essi aristocratici o foresti,  che non si scansavano dal loro cammino e sbattevano  in malo modo contro il misero ometto smorza lumi di turno, minuto, sonnolente, così mestego e dedito alla sua mansione.

Poi tutto taceva e proseguiva.


Hey tu!

Facebook è malvagio e non ti fa vedere tutte le nostre cose! Iscriviti alla newsletter per non perdere i nuovi numeri e eventi Lahar Magazine. Ah, ogni tanto mandiamo anche delle storie a sorpresa, così.