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Lahar #42 ENIGMA

In matematica, quello della ricorrenza statistica dei numeri primi è un tema controverso che non ha ancora trovato una teoria di riferimento che sappia chiarire se vi sia o meno uno schema nella successione – appunto – dei numeri primi.
L’ipotesi di Riemann, ad oggi una congettura, se dimostrata, potrebbe sancire l’esistenza o meno di una logica nella loro sequenza; ciò potrebbe causare ripercussioni impensabili sui sistemi di sicurezza, che basano spesso la loro codifica sulla capacità di calcolo (inaccettabile) richiesta per la fattorizzazione in numeri primi delle chiavi numeriche.

Ad essere messi in discussione sono la sicurezza dei sistemi crittografati, la privacy, il controllo sistematico delle comunicazioni, dalle più vicine ed intime alle internazionali: la chiamata con vostra madre, il Russiagate tra Trump e Putin, Cambridge Analytica.
La totale tracciabilità delle ricerche e dei fatti personali o pubblici, una sorta di memoria digitale incancellabile, segna l’ambiguo confine tra la tutela dell’individuo e la violazione dei suoi spazi.
Fino a dove possiamo spingerci? Potremmo voler combattere la pedofilia, “l’allarme Isis” o sapere cosa successe ad Arcore, bloccare traffici illegali di droga, armi o esseri viventi nel deep web, impedire omicidi su prenotazione. Ma il numero non decifrato, dall’altra parte, è garanzia di sicurezza, intesa sia come “segreto e personalità di sé” che come “non poter essere offesi” (per sfociare nel campo dei diritti inalienabili).

In un momento storico nel quale la comunicazione è incontrollata e la sicurezza sembra poter essere efficacemente mantenuta solo attraverso il controllo di tutto e tutti, il sacrificio dei codici numerici è legittimato? Ovvero: saremmo disposti a sacrificare la nostra privacy per una maggiore sicurezza? Potremmo essere costretti a farlo? O diventeremo vittime paranoiche di un sistema di controllo totalitario?

Cosa significa e che prezzo ha, in fondo, sentirsi più sicuri?

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