Mi sveglio. Ho uno sguardo addosso. Mi guardo allo specchio per levarmi questa strana sensazione. In realtà non mi vedo, ho gli occhi troppo impastati per capire qualcosa di questo mondo. Inzuppo un biscotto. Cade. Mi pettino a caso e metto vestiti alla bell’e meglio. È un attimo, un dolore.

Dove? Dove? Dove? Un sussulto. Torno in bagno. Chi sono? Cosa sono diventato? Il mio viso è cadente, gonfio dal sonno. I lobi delle orecchie sono come dei pendenti. Passo una mano fredda sul naso, poi le labbra, le palpebre. Idiota, non devi bere così tanto la sera, guarda gli effetti. Acqua fredda, potrebbe essere una soluzione. Il riflesso allo specchio non cambia. Sono raggrinzito, sfatto. Dorian Gray mi fa un baffo. Guardo l’orologio, è tardi, è tardi, è tardissimo. È tardi per cosa? Cosa ho fatto in tutto questo tempo? Giro per la mia casa, è sempre lei. I soliti mobili d’antiquariato, qualche pezzo di design, ma ci siamo, c’è tutto. La mia camera sembra quella di un bimbo troppo cresciuto. Modelli di macchine che non correranno mai, campioni sportivi ingialliti dal tempo. E io qui dentro cosa ci faccio? Poi un lampo, un vero lampo di genio, pari ad Archimede, “Eureka!”. I miei passi sono stati statici, ho creduto troppo spesso di recuperare un tempo che sfuggiva via, una saponetta imprendibile. Ho passato Natali tutti uguali, estati sulla stessa spiaggia a piantare ombrelloni per famiglie che non ricordo. Ho passato la vita a tramutare il tempo in denaro, un po’ come re Mida, ma con molta più fatica. Ora sono pieno di soldi, ma non ho idee su come utilizzarli.

Sono fottutamente solo in un paese che sì, non è un paese per vecchi, tanto più per quelli come me, senza sogni e senza utopie.

Dal nulla appare Epicuro. E’ sulla sedia della mia cucina, sgranocchia un Oro Saiwa: è piuttosto schifato. Tossisce e diventa paonazzo. Poi respira e in un italiano forzato dice la sua: il tempo non è importante, è l’intensità dell’attimo che conta, l’esserti realizzato come uomo. Tutto ciò avviene e permane per sempre e non temerai più niente.

La fa facile, troppo facile. Mi siedo e mi ingurgito 10 biscotti di fila. Ho venduto il mio tempo e del resto non so più che farmene.

(Martina Di Soccio)