Ian della vita dopo

di Andrea Tombolato

ISSUE #08 - Superstizioni

Scelte. Ognuno di noi ne compie, ogni giorno, ogni momento. Ian l’aveva fatta semplice. Ian aveva scelto di divorarsi la vita a grandi morsi, al suon di “che ci vuoi fare amico, è destino!”. Facile così, quando la vita è un decadente supermarket di provincia, tu ci entri, prendi ciò che ti serve, te lo infili con circospezione sotto il cappotto e te ne esci indifferente. Una sensazione di onnipotenza che ti ubriaca, deve essersi sentito così Dio quando ha inventato il punto G. Sì, assolutamente. Tu però non puoi prendere, prendere, prendere e non dare niente, insomma non è educato e, prima o poi, il sistema collassa ed implode, trascinandosi dietro tutto e tutti in un nulla cosmico.

Ma questo Ian non lo sapeva e meglio così, altrimenti neppure il miglior commercialista della contea avrebbe potuto calcolare il debito che aveva con l’esistenza intera. No, ad Ian questi discorsi non interessavano, “che ci vuoi fare, se capita è destino!”. E così viveva il ragazzo, scivolando sempre più in là, totalmente al di sopra delle proprie capacità e senza un problema al mondo. Potente come quelle amicizie sempreverdi che dall’alto della loro presunta immortalità guardano, annoiate, quegli amori nascere e morire in fasce, perché così dev’essere e così è.

Ma arriva quel giorno, proprio quando ti senti così sicuro di te, così sicuro da dimenticare il buon senso, quel giorno che ti beccano ad infilarti nel cappotto ampolline ripiene di fortuna iridescente nel reparto “Grandi Desideri”, il più costoso di tutto il supermarket della vita. Allora la guardia fa qualche ricerca tra i filmati della videosorveglianza e scopre che hai un bel po’ di precedenti.

Così il cordone ombelicale che aveva tenuto fino ad allora Ian attaccato alla più florida delle esistenze, venne tranciato di netto in un buio pomeriggio d’inverno e fu in un attimo la fine di quella che Ian avrebbe ricordato come la “Vita Prima”. Il ragazzo fu sparato alla velocità della luce in un mondo freddo e sporco, nudo ed impotente di fronte ad una vita che non conosceva, la “Vita Dopo”.

La botta fu di quelle potenti, quando aprì la porta e sulla veranda c’era l’agente Peirce “Ciao Ian, ho brutte notizie… Tuo padre ha avuto un incidente alla cava”; il vecchio stava facendo l’equilibrista senza rete di sicurezza tra l’aldiqua e l’aldilà.

In quel momento il destino abbandonò di punto in bianco la vita del ragazzo, lasciando posto a quella bestia che é il rimorso, che pian piano si mangiava Ian da dentro; il rimorso per le occasioni perdute, il rimorso per essersi lasciato vivere e non aver vissuto. Diventarono sempre più frequenti le notti in cui Ian cercava, almeno in sogno, la “Vita Prima”, e la cercava come in una notte d’estate dopo un violento temporale si cerca il lenzuolo che non si usa da mesi, perché la notte è ora più buia, qualcosa è cambiato.

Di Andrea Tombolato


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