Il Diario di Lisbeth

di Ludovica De Feo

ISSUE #33 - Cantagallo

Diario di Marta, 1 dicembre 2016

La nonna è morta solo una settimana fa e la casa è già quasi vuota; la sua presenza nelle nostre vite non si percepisce quasi più.
Fortunatamente io e la mamma ci siamo occupate di preservare alcuni oggetti – di nessun valore economico, presumo – dal consueto sciacallaggio familiare.

La mamma è molto brava a non lasciarsi abbattere, neanche nelle situazioni più tristi.
Io sono più debole di lei, ma c’erano cose a cui tengo molto in questa casa, almeno quanto ci teneva la nonna, e derivano da sue passioni di cui mi ha sempre parlato con entusiasmo, fin da bambina, e che mi ha trasmesso.
Fra esse, quella per il Medioevo.
Oggetti, libri, quadri, bicchieri, tutto ciò che era Medioevo la entusiasmava moltissimo; e (quando era più giovane) girava negozi e mercatini acquistando valanghe di questi oggetti come qualsiasi altra donna potrebbe acquistare diversi modelli di scarpe.
Io l’accompagnavo spesso in questo suo shopping quando tornavo da scuola e ascoltandola imparavo un sacco di cose su corti, streghe e cantastorie, cose che puntualmente sciorinavo alle interrogazioni di storia e che mi hanno fruttato un certo numero di voti molto bassi.

Oggi, mentre cercavo di ricostruire una sorta di inventario di tutte queste cose (la mamma mi ha preso molto in giro per questo), ho trovato alcune pagine di quello che sembra un diario e che non ricordo di aver mai visto. Erano conservate con cura, avvolte in una leggera carta trasparente, tra le prime pagine di uno dei numerosi libri di incantesimi.

Il diario è datato 24 novembre 1516 ed ha attirato tanto la mia attenzione perché è proprio la data in cui è morta la nonna, solo che risale a 500 anni fa!

“Diario di Lisbeth, 24 novembre 1516

Oggi sono stata processata, è stata la piccola Mary a venire ad informarmi, altrimenti neppure lo avrei saputo.
William ha risposto al mio rifiuto e alla complementare sberla in faccia che gli ho donato, con una denuncia per stregoneria.

Ecco come siamo ridotte noi donne oggigiorno!
A sottometterci al primo uomo che ci desidera, che ci “sceglie”, per non finire al rogo. Stranamente non provo nulla all’idea che questa sera finirò sul rogo.
Non rabbia, non tristezza, non paura.
Forse mi è corso un brivido, leggero, lungo la schiena, nell’istante stesso in cui lo ho saputo; poi più nulla.
Forse mi sta bene così? Me lo aspettavo? Me lo sono andata a cercare?
Nulla di tutto ciò.
Forse, più semplicemente, non sono fatta per questa epoca, non riesco a sottomettermi, a sopportare le ingiustizie e zittire a rimanere zitta di fronte ad esse.
Ma questa non è un un’epoca fatta per la ribellione, è un un’epoca in cui la gente vuole sapere cosa dire e cosa pensare dalla bocca degli altri per ripeterlo a mo’ di filastrocca come un giullare; ed è per questo che in quest’epoca sguazzano bene ricchi e clero, che decidono mode e il nostro futuro ubriacandosi a nostre spese alle cene di palazzo.

Povero Rufus, che te ne stai sulle mie ginocchia facendomi amorevolmente le fusa, cosa ti attende!

L’unico per cui ho pena sei tu, perché con l’accusa che mi viene mossa il tuo destino è quanto mai legato al mio.
Se potessi capire quel che dico ti direi “Fuggi! Fuggi più lontano che puoi e nascondi nella notte il tuo lucente manto nero!”, ma tu non mi comprendi e cacciarti non servirebbe a nulla perché fedele come sei non muoveresti un passo per allontanarti da questa porta. Perciò dovrò chiudere occhi e orecchie per non vederti e sentirti mentre bruci anche tu con me.

Sarai l’unico di cui avrò pena in quel momento.

La luce che filtra dalle finestre sulle pareti è già rossa, ma; non è il riflesso di un fuoco, ma il sole che tramonta e se è pur vero che la nostra ora si avvicina, questa luce m’infonde coraggio. Anche Rufus si è voltato ad osservarla attento, con le orecchie su sollevate e la coda che ondeggia lentamente; è saltato dalle mie ginocchia sopra il tavolo per poter meglio osservare il riflesso che si espande, o almeno così mi sembra.

Ora più che mai sento che sarò arsa e provo dolore, forse solo ora, come un lampo, ho preso coscienza di ciò che mi sta per accadere.
Eppure, mio caro Rufus, ho la consapevolezza, ora più che mai, che saremo liberi nella notte, a testa alta.”.

Rufus, il gatto della nonna, era molto vecchio anche lui ed è morto con lei, una settimana fa.


Hey tu!

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