Il pirata

di Eleonora Fabris

ISSUE #36 - Foresto

Accende la sigaretta con un gesto secco della mano. Lo schiocco metallico dell’accendino, la fiamma tremante e bluastra. Rientra nella penombra dorata della libreria in uno sbuffo di fumo.

La sera si allunga pigra nella calle anonima che guarda verso la Giudecca. Un angolo scrostato e umido, un vecchio panificio che esibisce grasse paste rotonde e una libreria nascosta in un ritaglio d’ombra. Un paio di bancarelle giacciono disordinate davanti all’ingresso della libreria, ricolme di libri dalle pagine ingiallite. “Tre euro al pezzo”. “Books from all over the world”. Qualche foresto si ferma a rovistare tra la carta polverosa. Appoggiato allo stipite della porta d’ingresso, un vecchio legnoso dalla barba di sale fuma una sigaretta, seguendo con i brillanti occhi grigi i movimenti dei turisti. Alcuni raccolgono tra le mani dei volumi, entrano nella libreria per pagare. Il vecchio li segue in una densa nuvola di fumo.

Colonne, stalagmiti, pareti. Una grotta riparata in un’insenatura di mare. Libri ovunque. Il vecchio scivola sicuro nella penombra, tra le colonne di librivolumi, come un pirata nel proprio rifugio. Prende posto dietro ad una scrivania di mogano graffiato.

“Non male, eh?”.

Gli occhi del turista sono sbarrati, ipnotizzati da quell’immagine favolosa. Sul volto ambrato del vecchio pirata si allarga un sorriso furbo.

“Non sono libri qualunque quelli che vendo qui.”

Poco importa che il turista conosca o meno l’italiano. Il pirata batte una mano sul legno ruvido di uno scaffale.

“Ho mille storie da raccontare. Le vuoi sentire?”

Il fumo bianco si colora dei toni d’ambra di un mercato del Cairo. Bancarelle sghembe, cento mani curiose, antichi libri di scienza. Una mano chiara, la sua, veloce come una faina. Poi i cieli grigi e il mare viola del Nord, biblioteche avvolte in un’atmosfera di misteriosa riservatezza. “Che romanzi!”. Il pirata sorride. Un’altra piccola razzia, inosservata. E qualche nuova stalagmite, nel suo rifugio.

“L’hai mai vista Roma?”. Una domenica pomeriggio assolata prende colore nello spazio chiaro del fumo. Lungo il Tevere, una bancarella espone vivaci acquerelli e ingiallite copie dei Carmina di Catullo. La mano del pirata corre tra le pagine di carta ruvida e i violenti tramonti dipinti. Afferra un volume, si allontana rapida: è un falco che ha ghermito la preda.

Il vecchio sorride, porge il libro in una busta di plastica. Nell’ombra del suo rifugio, torna a custodire il suo tesoro di pirata, scivolando in uno sbuffo bianco.


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