Il tesoro della stella

di Alessandra Chiappori

ISSUE #37 - Sette

«Quando ero bambino ci giocavamo, correvamo sulle punte dei bracci – mi racconta papà davanti alle ruspe in azione – sei una dei pochi a saperlo, non credo che in molti si siano resi conto che sullo slargo della Spianata c’è disegnata una stella marina».

Mattonelle rosse, sbiadite da cinquant’anni di sole, cinque bracci sinuosi, come solo le stelle vive, quelle dei fondali marini: eccola la stella, quella che a dispetto di papà riguardo ogni volta. Non è siderale, anzi sta molto più in basso, sotto i passi di tutti: turisti, bagnanti, passeggini, biciclette e suole, passanti, coppie, malinconici, sportivi, bimbi, anziani. La Spianata è così: una passeggiata sul mare. Corre parallela all’acquedotto, lo stesso che qualche settimana fa è saltato con un geyser monumentale di acqua, cemento e terra. È stato allora che sono arrivati di corsa vigili del fuoco e tecnici, ed è stato sempre in quell’occasione, sistemando lo strappo nei tubi, che ha fatto capolino l’inaspettato: il fianco in pietra di un antico bastione di difesa.

La Sovrintendenza si è presentata poco dopo e ha sancito il ritrovamento: mura sabaude, resti del 1600 che non si trovano sulle carte successive, non si conosce il motivo, forse un allargamento della città, che allora stava tutta dentro quel perimetro, circondata e sicura.

«Guarda come si vede bene il torrione ora che l’hanno portato alla luce per intero» mi fa notare papà qualche giorno dopo. I lavori degli archeologi si sono spostati dalla strada al selciato: lì proseguivano le mura sabaude, lì la ruspa ha scavato. Sotto la ics, il cuore della stella marina sventrata per dare respiro a un tesoro antico che potrebbe raccontare dettagli inaspettati sul profilo storico della città. Un mondo scoperchiato, una finestra sul bordo della quale, ora, passi, vacanzieri, bici, nonni e nipoti inciampano portando domande e stupore. Cos’è? E adesso? Quando avrete pulito, esaminato, misurato, fotografato e tutte quelle cose che ci raccontate mentre lavorate sottoterra, sul fondo della stella marina, cosa diventerà questo sito archeologico? Le risposte arrivano con un telo e una gettata di cemento: «lo ricopriamo, per proteggerlo». Copertura che protegge, protezione che copre. Spariti i blocchi in pietra e demolita la stella, resta un disegno rosso mattone: «guarda, la linea delle mura, il tondo del bastione». Ci camminiamo sopra: non è più una stella, non sarà una storia visibile. Ma è una mappa, e se c’è una mappa, da qualche parte deve per forza esserci un tesoro.


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