La Grande Architettura

di Vincenzo Grasso

ISSUE #37 - Sette

Amore mio che non esisti, sarò io a costruirti.

Io che sono architetto troverò un modo per progettarti. Nell’immenso Pacifico sarai grande scoppio e poi silenzio. Di te si avrà memoria paleolitica, ti cercheranno come meraviglia del mondo antico e mai ti troveranno. Allora sarà bene che tu non appartenga a questi tempi, sarà bene per te essere meraviglia dei tempi che si attendono.

Di te si celebrerà con divina follia, entusiasmo, fanatismo: tempio da reggere in piedi con preghiere e vaticini. Io sarò profeta di quello che ti accadrà – la mia memoria saprà narrarti la fondazione, saprà quando è il tempo della decadenza.

Ti voglio monumentale, da avventura. Piedi per terra, talloni sotto la crosta terrestre. Nessuno potrà colpirti, né terremoto, né la lancia di chi crede che esista un punto della tua architettura dove non sei immortale, da dove sarebbe possibile poterti espugnare.

Ti penso con una meccanica di gambe spaventosa: marcia, trotto, galoppo, caduta. Sulle ginocchia ci saranno Golgota bianchissimi di osso, per crocifissioni bibliche.

È l’ideazione del tuo quadricipite che mi preoccupa. Quanto amore saprai reggere sulle cosce? Voglio che proprio lì tu possa avere grandi giardini pensili di Babilonia, spettacoli paesaggistici da schermo Super-HD per turisti.

È lo stomaco, tuttavia, il luogo dove voglio che si affondi. I tuoi lombi brucianti come crateri infastiditi e i vulcani di tutto il mondo raffreddarsi al tuo modo di rivoltarti. E poi ancora, penso alla tua pianura addominale dove è possibile praticare trekking di alti livelli, conquistare le clavicole. È Muraglia Cinese la camminata delle tue braccia, fossa delle Marianne le tue mani a coppa.

La scatola cranica è ciò che mi importa, con volta a crociera e vetrate da cui entra il sole e mai più esce.

Hai un sistema nervoso invidiabile: la società che ospiti si fonda sul sentimento, sulla coazione a percepire il reale senza sosta. Impossibile annullarsi. Innescare una rivolta è un gioco da ragazzi.

Basta un cavallo di Troia per penetrare all’altezza della bocca. Così un giorno di noia mi sarà necessario introdurmi per via orale. Di tutto questo, tu non saprai niente, non è ciò che aspetti la rovina, la catastrofe nucleare pronta a farti crollare.

I titoli dei giornali racconteranno che è stato solo un test. Bisognava provare la tua resistenza. Ti avrebbero voluto forte, ma non ce l’hai fatta.

Amore mio che ti ho costruito, sarò io a distruggerti.


Hey tu!

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