L’alta marea ci porterà via

di Federica Scandolo

ISSUE #37 - Sette

Sono anni difficili i nostri. Sguazziamo in una società liquida, infiliamo il culo in fenicotteri gonfiabili e da li, se la Natura ci ha dotati di un intelletto più o meno sensibile, pensiamo ai problemi del mondo. L’alta marea ci porterà via? Forse, se ci lasciamo trasportare dalle onde senza nuotare, si.

Io, le 7 meraviglie del mondo le voglio vedere prima che gli alieni vengano a riprendersi le piramidi, prima dei trailer dello stato islamico e prima che Babilonia dalle sette teste ci devasti con l’Apocalisse. Tutte. Tutte e 10, 14, 50. Tutte. Si, perché mi è sempre parso riduttivo tirare in ballo questo simbolico numero sette, quando il mondo pullula di meraviglie; e pensare che le faccende escatologiche mi intrigano anche.

Ciò che rende unica una fattura monumentale, che essa entri nel club delle sette meraviglie o meno, è il suo essere-nel-tempo. Manifestazione della progettualità umana, queste enormi costruzioni parlano di noi come umanità. Mi pervade un senso di infinito pensandoci. Non lo so, è strano, è sublime.

Eppure, mi viene spontaneo ricordarmi che questi immensi edifici sono anche la manifestazione del potere esercitato da un popolo contro un altro, per non parlare poi della violenza gerarchica insita nelle società antiche, che ha causato ingenti perdite umane in nome della supremazia materiale. Infondo, le ruspe ancora non esistevano e la schiavitù era normale amministrazione.

Di acqua ne è passata sotto ai ponti da allora ed oggi apprezziamo la meravigliosa esperienza estetica del passato senza troppe reminiscenze. La schiavitù striscia sotto forme meno visibili e di mezzi per scavare, tagliare e costruire ne abbiamo fin troppi.

Ecco, forse c’è una cosa che dimentichiamo: che la vera meraviglia è nella Natura che sfruttiamo per i nostri scopi.

Dovremmo smetterla, tacchini induttivisti come siamo, di dare per scontato il pianeta su cui continuiamo ad appoggiarci, perché la Natura, la Natura quella stronza che parlava con l’islandese nei dialoghi di Leopardi potrebbe distruggerci in un attimo.

Saranno stati schifosi schiavisti un tempo, ma delle forze naturali hanno sempre avuto timore e riverenza, che la interpretassero come manifestazione degli dei o meno. Ad oggi non so quante meraviglie potremmo lasciare ai posteri se continuiamo ad inquinare la terra; e quando la marea arriverà a coprire Venezia e tutto il resto, allora ci sarà solo il settimo giorno in via eterna.


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