Ma dove vanno i profughi?

di Alessandro Corrado Baila

ISSUE #36 - Foresto

Si può sapere dove vanno i profughi che passano ogni giorno a piedi o in bici per la tua via? Qual è la loro meta quando vanno verso nord? Le stradine piene di sensi vietati e rattoppi eseguiti alla meno peggio, che portano ad un discount dove c’è tutta la roba da mangiare giusta per beccarsi il diabete già da giovani? Certe volte invece questi profughi vanno verso sud e poi girano a destra, ma in quel punto la strada è chiusa, perché uno che ha pagato il condono si è fatto la casa proprio nel punto dove la strada doveva avere un nuovo sbocco per smaltire il traffico e bella finita. Saranno stati quarant’anni che di si parlava continuamente della questione, ma fortunatamente in città si è trasferito un facoltoso ingegnere che ha risolto tutto con i soldi del suo lavoro. Quando vedono la strada chiusa, i profughi hanno un attimo di smarrimento, poi fanno dietrofront e vanno verso sudest, ; ma dove? A prendersi le sigarette in tabaccheria? In quel postaccio che tira avanti con i vizi? O vanno a in quel centro scommesse dal nome che evoca il casinò di Venezia, lungo quella strada piena di traffico e smog? O vanno a prendersi la birra da mal di testa assicurato all’ipermercato disumano che dodici anni fa è emerso come un incubo da un mare di cemento? In una direzione o nell’altra, molto di meglio la tua zona non lo offre. Come dire: ospito delle persone e le sistemo in garage. Tranne forse il “China & Africa Market”, che un imprenditore cinese ha aperto in pochi mesi dove prima c’era un negozio di mobili che non vendeva più nulla. Là forse i profughi trovano un po’ dei loro paesi d’origine (a pagamento). Uno degli articoli che vanno di più in questo supermercato “etnico” sono gli alcolici a buon prezzo, naturalmente europei.

Alcuni profughi sono stati ammassati in una palazzina videosorvegliata che in teoria è gestita da una cooperativa con sede all’altro capo della provincia, in un paese che a prima vista si rivela subito senza senso dato lo sfacelo economico. Una sera i profughi hanno fatto una festa con grigliata nel giardino della palazzina, hanno cucinato, mangiato, bevuto, ballato e cantato – incredibile! Il giorno dopo erano sul giornale per questo, in un articolo scritto con odioso tono benpensante, che evidenziava il problema del presunto “ordine pubblico”. Prima che arrivassero i profughi, invece, la palazzina faceva da comunità per ex tossicodipendenti e persone in difficoltà. Dove sono adesso quelle persone? Dove e come vivono? Uno di loro lo vedi ancora ogni tanto per strada, è paraplegico e chiede l’elemosina già da un pezzo.


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