Mille e nessuna morte

di Paolo Cintura

ISSUE #38 – Mamma

Quindi il tizio poteva diventare un Ed Gein, ma sarà il capitalismo a salvarci? Oppure il controllo delle nascite va applicato con rigore staliniano al di sopra di una certa fascia di reddito, e pure in tal caso saremmo salvi, dico io e tutti quelli a cui voglio bene (perciò grazie mamme)? Che è poi la morale.

Lo vedi che bello questo font? Mi sa di no. Scusa la gag stupida, l’ho pure mezzo copiata dalla pubblicità di una tv lcd, la ricorderai. Quella del giapponese in camice che indicava lo schermo appeso di fianco a lui e diceva tipo «vedi la nitidezza dei colori? Vedi com’è giallo ‘sto giallo? Ah no, sul tuo schermo forse non puoi».

Comunque me l’ha regalato mia mamma. Sessanta-euro-di-font. Ma ti pare. E io, credo giustamente, le faccio notare «ma cosa me ne faccio ma che cazzo sono un grafico editoriale?», al che mi risponde circa «ma pensavo che adesso che sei uno scrittore avere un font piacevole ti potesse aiutare a superare le crisi da pagina bianca no?».

Applica l’atmosfera del siparietto a un’eventuale descrizione di casa nostra.

Di mio, non ho mai avuto questa vita onirica intensa. Fatto sta che mia mamma è una psicologa di quelle di fama, che pubblicano libri e tengono conferenze e tutto. Esiste una sua pubblicazione da facile consumo, I sogni dei nostri figli, basata su un diario che ha tenuto da quando avevo otto anni a quando ne avevo tredici. Mi svegliava con ciotola di latte, cereali e frutta di stagione, e si metteva ai piedi del letto a prendere appunti sui sogni che ogni mattina, i pensieri ancora incrostati e gli occhi appannati, inventavo lì per lì. Era talmente tutta un «sìsì, ah fantastico, ah meraviglioso» che dopo un paio d’anni ci presi gusto a prenderla per il culo. Così, pure quando raramente mi capitava davvero di fare un bel sogno articolato e assai lynchano, ne inventavo uno alternativo che aveva spesso a che fare con Roberto Baggio. Non ti dico la sua speculazione su questa cosa, ma immagina il valore del libro. Che poi mi fa ridere perché è uguale, giuro uguale, alla psicologa di Tony Soprano. Specie se stringe un po’ gli occhi per farti capire che ti sta ascoltando davvero.

A parte tutto dai, mia mamma la devo ringraziare, e soprattutto per avermi reso, in quel periodo, il suo principino Sherazad cagaprofitto. Ché se con questo fatto di inventare storie sto fatturando bene, e mettici pure la moda dell’essere pieni di nevrosi, lo devo al suo spiccato senso materno della monetizzazione. Swag.


Hey tu!

Facebook è malvagio e non ti fa vedere tutte le nostre cose! Iscriviti alla newsletter per non perdere i nuovi numeri e eventi Lahar Magazine. Ah, ogni tanto mandiamo anche delle storie a sorpresa, così.