Nazionale Nazione

di Francesca Barco

ISSUE #39 – Roberto Baggio

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla sua Nazionale di Calcio, meglio nota come gli Azzurri. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dell’infamia dell’arbitro assegnato (non ti abbiamo dimenticato, Byron Moreno).

Quando l’Italia gioca a calcio c’è un numero di persone, 60 milioni suppergiù, che respira all’unisono. A volte si dimentica persino di respirare. Se consideriamo che fingendo l’autogol Vendrame ha fatto crepare un uomo d’infarto, è indubbio che il pallone è più che rotondo in Italia – è ragione d’essere. È quindi concepibile che quando la Nazionale perde le bandiere scendano a mezz’asta: il popolo non è più uno e unico sotto lo stesso cielo azzurro. In Italia la Nazionale è Nazione.

Gli sportivi italiani sono di per sé unificanti: pure le nonne erano deluse per Pantani a Madonna di Campiglio, gli anelli non sono più gli stessi senza Yuri Chechi e, davvero, c’abbiamo provato a guardare Alex l’Ariete. E se il calcio è lo sport nazionale, non c’è nulla in questo paese che unisca più della Nazionale. Certo, la Nutella ci arriva vicino ma ci sono dei traditori che preferiscono la Nocciolata e, davvero, non ho parole per descrivervi. Gli italiani credono così tanto negli Azzurri da ascoltare Notti Magiche, una oggettivamente brutta canzone, e finanziare la retta universitaria dei figli di Jack White nonostante la SIAE.

E se ognuno ha la propria squadra del cuore, quando gioca la Nazionale gli italiani – in Italia e non – si riuniscono davanti agli schermi e alle radio per cercare il loro paese nei piedi che calciano il goal. Dall’inizio dell’Inno di Mameli al doppio fischio finale, gli italiani sono uniti, annaspando negli ultimi secondi di ripresa per poi tornare ciascuno ai propri regionalismi. Perdere è quindi un fatto storico documentato al bar del paese.

Roberto Baggio, soprannominato da Gianni Agnelli ‘Raffaello’ e dal popolo dei lavoratori ‘Codino’, sì, Roberto Baggio, fuoco dei lombi delle odierne cinquantenni, originario di Caldogno ed eroe mitologico nel magico Vicenza, lui non meritava di perdere. Nessuno merita che la sconfitta più conosciuta della sua carriera si svolga sotto il sole cocente in un paese che chiama l’epidemia di encefalopatia traumatica cronica ‘football’. Neanche ai funerali di Pertini l’Italia fu triste come il 17 Luglio ‘94, quando un vero eroe nazionale mise le mani sui fianchi e abbassò la testa rassegnato.

L’importanza di Baggio per il calcio italiano è pari a quella di un padre della patria. Le sue opere in campo, collante dell’allora neonata Seconda Repubblica, andrebbero appese agli Uffizi. Roberto Baggio ha fatto sperare un paese disilluso, segnato dal terrorismo mafioso e dai colletti sbiancati nelle istituzioni. La sconfitta della Nazionale di Sacchi è stato un lutto che ha segnato in modo indelebile tutti gli italiani perché sulla vittoria pesava un sentimento di rinnovata unità patriottica. Ci dispiace Codino, perché il tuo gioco mirabolante meritava tanto la finale quanto la Coppa. Nonostante solo una delle due ti fu concessa, gli italiani mai dimenticheranno che sei un grande uomo e un impareggiabile calciatore. Un grazie nazionale.


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