Piacere, Roberto!

di Matteo Bertoncello

ISSUE #39 – Roberto Baggio

Non è il re del calcio, sua eccellenza Pelè, non è il divo pibe de oro Maradona; lui è semplicemente Roberto Baggio.

Oggi giocatori come lui sono fuori moda: un non divo, colmo di quella semplicità tipica dei veneti e soprattutto uomo veramente innamorato del calcio. Oggi il suo nome sa di nostalgico e non dice nulla ai giovincelli, ma agli albori del duemila era un nome che metteva i brividi. Un eroe per noi bimbi di seconda elementare che lo vedevamo d’azzurro vestito a combattere nelle moderne arene dei mondiali.

“Baggio prende la palla… Baggio si avvicina alla porta… GOOOAL!”

Anche noi al campo sportivo della parrocchia recitavamo questo mantra da telecronista quando per una botta di culo facevamo goal, pensando per un millisecondo di essere lui. Perché era così, se eri bravo col pallone saresti diventato come Baggio.

Piaceva anche alle mamme Baggio: nostrano, uomo con dei valori, no come quell’altri… peccato per quel goal nella finale di Usa ’94.

Per noi nati negli anni ‘90 una mera leggenda che pensavamo creata apposta solo per sminuire il nostro eroe. Poi, purtroppo, abbiamo visto le riprese televisive; da allora Roberto Baggio non è più un eroe, ma un uomo, un uomo che ha veramente sofferto per quell’errore, ma che non ha perso la sua nobiltà, anzi più umano, più come noi. Per questo migliore.

Che cosa mi rimane di lui oggi dopo tutto questo tempo in cui non si è fatto più vedere? Un uomo con grande dignità e nobiltà che puoi incontrare nelle pizzerie di Caldogno a cenare con la famiglia o al campetto ad allenare i piccoli e che non ti nega mai un sorriso, con il suo codino, ora grigio, ma con sempre nel cuore e negli occhi quella ingenua speranza che il mondo possa essere un posto migliore e che mi dà fiducia nel futuro, perché almeno quei giovanetti che si allenano con lui si allenano con un “Piccolo Maestro” dei nostri tempi.

Grazie Roberto Baggio, ci hai fatto capire che il calcio non è una cosa seria, ma un semplice gioco: la vita è anche altro e quando arriva il momento di ritirarsi non ci si deve spaventare, perché ci sono tante altre cose da fare nel mondo, e forse di più importanti.


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