ISSUE #36 - Foresto

Magia. Non basta questa parola per descrivere una città come Venezia, ma ci si va davvero molto vicini. Venezia ha questa caratteristica unica, riesce a rendere tutto più magico. Gli edifici, le calli, le persone stesse, hanno addosso un’aurea magica, che altre città non hanno. E non può che essere magico quel che accadde il 25 gennaio 1987 all’Arsenale. Quell’anno l’Italia era è tormentata dalla neve e Venezia non fa eccezione. L’aria è gelida. Tra le calli soffia un vento rigido, bisogna coprirsi più del solito. Nonostante questo una buona fetta della popolazione veneziana si sta dirigendo verso l’Arsenale. Niente navi, però, niente opere d’arte, niente Redentore, quella sera all’Arsenale si gioca a basket: Reyer Venezia contro Virtus Bologna. I bolognesi stanno dominando il campionato, i lagunari lottano per non retrocedere. Pochi soldi, giovani e un paio di vecchi d’esperienza. Uno di questi si chiama Drazen Dalipagic, detto Praja. In carriera ha vinto tutto tra nazionale e club, ma l’amore per una città come Venezia (per lui, 35 anni, jugoslavo di Mostar, una città dal fascino più che particolare) lo porta a sposare il progetto. E quella sera Venezia ricambia, infondendo un po’ della sua magia in lui. 18 su 23 da 2. 5 su 9 da 3. 19 su 19 ai tiri liberi. 70 punti. SETTANTA. Tuttora terza prestazione di ogni epoca su territorio italiano, probabilmente la più difficile di sempre. Venezia riesce nell’impresa di battere la capolista, 107 a 102, demolendo ogni pronostico. Chi era presente alla partita ancora ricorda ogni singolo tiro che Praja prese quella sera. Chi non c’era ha consumato centinaia di videocassette sognando di esserci stato. Non era egoista Praja, attenzione, semplicemente era il più forte. Tiri da 3, tiri in uscita dai blocchi, entrate, dai e vai, da libero, da marcato, raddoppiato, triplicato: Praja segna in ogni modo possibile. A metà partita i punti sono già 40. Nell’intervallo il coach avversario esorta i suoi ragazzi a lasciarlo tirare e marcare i compagni di squadra, a 35 anni non può continuare su questi ritmi. La risposta del nativo di Mostar non si fa attendere: 30 punti nella seconda parte e due canestri decisivi nel finale di partita di una difficoltà irreale. Migliaia di leggende si intrecciano nella laguna: storie vere, storie immaginarie, miti che si legano a una calle, a un campiello, a un pozzo. Una di queste sarà per sempre legata alla palestra Arsenale, dove una targa commemorativa ricorda ancor oggi la notte magica di Praja.


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