Sorridi

di Filippo De Rossi

ISSUE #35 - Piccoli Brividi

Passeggio distratto per la città buia e deserta senza meta; un tempo era un modo per ammirarla nuda e per poter stare con lei nella totale intimità, ora è solo un lungo saluto prima che i suoi muri bianchi crollino su di noi sporcandosi di sangue. Da qualche giorno finisco sempre qui, la solita via piena di macerie, il solito palazzo in cemento e quella finestra illuminata di fronte a me. Accendo una sigaretta mentre mi dirigo verso il portone stranamente aperto dove una voce metallica mi esorta a salire al quinto piano.

Una donna dalla pelle bianchissima mi accoglie, indossa un vestito molto elegante lungo fino ai piedi nero, neri sono anche i capelli, gli occhi e le labbra scolpite in un sorriso inquietante. Dice di chiamarsi Angela, mi accompagna ad un tavolo dove sediamo a chiacchierare poco e a bere i molti Gin Tonic prontamente serviti da un discreto cameriere. L’appartamento non è altro che un grande salone, in fondo sulla destra c’è un bar molto elegante, mentre sulla sinistra un gruppo di musicisti suona un charleston quasi silenzioso. Gli uomini e le donne presenti sono tutti di un’eleganza inusuale, alcuni ballano, mentre la maggior parte ride pacatamente ai tavoli. Solo una ragazza, seduta al bancone del bar, pare distinguersi per la sua aria malinconica, rimango colpito dalla sua raffinata bellezza, i lunghi capelli biondi che posano delicati sulla sua spalla magra, il vestito di seta rosso che copre appena due piccoli seni, ma quando i nostri sguardi si incrociano resto sorpreso dal terrore nei suoi occhi. Eppure anche lei come tutti pare non preoccuparsi dei boati che provengono da qualche isolato più a nord, no non è la guerra a spaventarla, una paura più profonda la scuote dall’interno.

La mia attenzione verso la ragazza malinconica non passa inosservata ad Angela, la quale improvvisamente cambia tono di voce, pare quasi agitarsi. Si alza in piedi e mi fa cenno di seguirla. Entriamo in una sorta di camera da letto, dove mi offre il suo corpo che accetto senza pensarci troppo.

Non ho idea quanto tempo abbia passato in quella stanza, ma tornati nel salone la scena pare immutata, solo che ora ho l’impressione tutti mi stiano fissando sorridendo. Tutti mi fissano e sorridono. Sorride anche la ragazza bionda al bancone del bar che indossa il vestito di seta rosso appartenuto alla ragazza malinconica. Mi dirigo verso di lei e ordino un altro Gin Tonic, guardo la mia faccia riflessa tra le bottiglie di vermut, il terrore negli occhi, ma sorrido.


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