Sweet dreams are made of cream

di Alessandra Sciarrino

ISSUE #35 - Piccoli Brividi

Quel cocainomane del suo agente la stava aspettando in un locale vicino al Roxy ed entrando nel locale si fece guidare da quella combinazione di colonia e mentolo che lo caratterizzava.

«Allora Candy, pronta?» disse facendole vedere una confezione metallica.
«Sì.»
«Questo è il prodigio, zuccherino. Il prodigio. Nessuna vecchiaia, nessuna ruga. Per sempre. Mi amerai.».

Candy scoppiò a ridere e gli disse che era un coglione, prese ed infilò il flacone in borsa e dopo un paio di drink se ne tornò a casa.

Il giorno dopo, lo spettro della bocciatura al provino per Red Sonja ed il post-sbornia si fecero vedere sul volto. Fino a due anni prima si sarebbe trattato di nulla che non potesse essere scacciato via con un sorso di gin, ma a 29 anni le cose cambiano. Nel cinema non basta più essere la stangona dallo sguardo felino ma devi comunque continuare ad essere la ventenne che non sei più. Dopo un bagno caldo prese ed aprì quel flacone di promesse che Rey gli diede la notte prima: una banale  e leggera crema bianca, senza neanche un po’ di profumo. Iniziò a passarsela sul volto. Si asciugò subito. «Forse è proprio vera quella cosa che bisogna bere un sacco di acqua» e se la passò un’altra volta ed un’altra volta ancora.

I giorni passarono e l’umore e la pelle di Candy migliorarono: quella lattina di alluminio le aveva dato una parte e la gente faceva a gara per starle vicino. Quella crema era davvero un prodigio. Fu così che iniziò a spalmarsela ovunque e all’infinito, facendosene dare uno scatolo pieno da Rey. Pelle soda e turgida come il marmo: la sua rivincita.

Una notte si svegliò di soprassalto. Non fu per colpa del cane dei vicini, ma di un incubo: lei immobile imprigionata nel gelo e nell’oscurità. Andò in bagno, si sciacquò il volto e tornò a letto.

Le notti a seguire vennero tormentate dallo stesso incubo, il cui silenzio una sera venne spezzato dalla sua voce «Candy, tu non sei reale, sei una mia proiezione senziente! Stai vivendo una finzione: siamo in un fottuto sarcofago di acciaio, svegliati! Quella crema ci ha illuso! Si è presa la nostra vita!».  Candy nel letto iniziò ad agitarsi nel sonno, il sudore le imperlò il corpo ed in quel momento aprì gli occhi ed urlò con tutto il fiato che aveva in gola: era davvero così. Il silenzio, l’oscurità, il freddo. Era tutto un incubo reale: nel momento in cui aveva messo per la prima volta la crema, essa l’aveva uccisa, facendole vivere un sogno di gloria e bellezza.


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