Un momento di luce

di Alessio Rocco

ISSUE #39 – Roberto Baggio

“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Questa è una frase di Leonard Cohen, una di quelle frasi che appiccicheremo in bacheca sulla prossima foto di un bel tramonto. Leonard Cohen, in realtà, stava parlando anche di Roberto Baggio. La sua storia può ispirare gli appassionati di sport e tutti quelli che vogliono confrontarsi con le ombre dell’esistenza, per capire come illuminarla.

Quando avevo tredici anni andai a vedere l’ultima partita di Baggio con la maglia azzurra. Ricordo che ritenni l’applauso finale un dettaglio rispetto al vedere la nazionale dal vivo: la mia visione di quel momento sarebbe cambiata completamente.

In un mondo sportivo dominato da uomini-macchina, sento il bisogno di confrontarmi con ciò che oggi, a 26 anni, penso realmente di Roberto Baggio, il calciatore più umano. Sento la necessità di capire perché mi stia così a cuore, anche se non ho visto in diretta l’apice della sua carriera.

Quello che mi attrae di più sono le sue ombre: dalle cicatrici alle ginocchia quando non era ancora maggiorenne fino all’esclusione dal mondiale 2002, passando per il rigore di Pasadena. Roberto Baggio mi affascina perché riesco a vederne la magia delle giocate ma anche il tormento interiore. Nella sua storia si percepisce il senso di rivalsa, il bisogno di riscatto che appartiene solo agli eroi. Voleva “arrivare in porta il più velocemente possibile”, come per scappare dalle sue ombre e trovare la luce. Come quando, nel settembre dell’89, il campo sembrava in discesa e compiva una serpentina paragonabile solo a un’azione di Maradona. Oggi si raccontano i suoi gol. Si racconta un giocatore di un’altra epoca (anche se sarebbe un attaccante molto moderno).

Si racconta troppo poco un uomo durissimo con se stesso, a causa della rigida educazione del padre; un uomo in cerca di una via d’uscita, in cerca di libertà; un uomo che, per una volta, è fatto della nostra stessa pasta.

Il mondo dei calciatori è qualcosa che riteniamo lontano da noi. Si può provare empatia per loro quando vengono eccessivamente criticati -penso a Ranocchia e Montolivo -, terminano la carriera o perdono una finale importante. Oggi mi rendo conto che Baggio è un caso a parte, un giocatore per cui provo un’empatia totale.

Baggio mi ricorda quanta fatica ci voglia per far passare, attraverso le proprie crepe, un momento di luce.


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