Zar

di Enrico Ma Beltrame

ISSUE #34 - Gazjeta

Lo zar è morto. Lo hanno preso questa mattina in cinque, in cinque se lo sono caricati sulle spalle. Il corpo era floscio, piccolo, una cosa da nulla. La puzza invece era tremenda, e non si capiva se venisse dal morto o dai cinque disperati che se lo portavano addosso. In silenzio lo hanno trascinato fuori dalla cisterna dove, per molti giorni, la sua voce ammattita aveva grattato la ruggine e l’ombra.

Noi eravamo fuori, in silenzio. I cinque sono usciti nella luce cruda di novembre e lo hanno steso nel fango. Le donne sono arrivate subito, con un secchio d’acqua e qualche vecchia spugna. Gli hanno strofinato le unghie e la faccia. Nel secchio l’acqua era sempre più nera, come brodo. Noi guardavamo. Il fiato delle donne si univa alla nebbia. I cinque non si sono mossi da lì. Stavano in piedi sul corpo dello zar e sulle donne chinate, rigidi come pali. Hanno aspettato che il loro imperatore fosse pronto, poi uno di loro ha gridato qualcosa che non ho capito, e di nuovo se lo sono caricato sulle spalle.

La gente del campo andava e veniva, ma si teneva a distanza, lo sguardo piantato nella terra bagnata, senza dire una parola. Nessuno piange, nessuno ride. Non cambia niente. Domani ci sarà un altro zar, lo sanno tutti. Uno zar nuovo di zecca, con sorrisi e guardie, e TV al plasma, e robot da cucina…

Poi il corpo ci è passato davanti, vuoto e inutile, sfilando tra i tralicci e le roulotte. E subito c’erano cose sparse sull’erba, nel fango. Lavatrici sfondate, tubi catodici, carcasse di motori, piume, rottami – erano cose del genere, cose che erano sempre state là; eppure a qualcuno sarà sembrato che quelli fossero davvero i resti del re che andava in briciole. Cose che lo zar aveva dentro, sotto la pelle azzurra, nell’anima, e che adesso seminava ad ogni sobbalzo dei cinque che se lo portavano via. Il cuore, i polmoni, la milza, i meccanismi spaccati del potere. Cose per sempre rotte, da buttare, inutili e inservibili.

Nient’altro che immondizia e schifo, questo – avrà pensato in silenzio qualcuno di noi – questo è ciò che davvero nasconde il corpo di un zar.


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