Dies irae

Siamo in sette, seduti al tavolo del pub. Inspiro, espiro, pugni stretti, sorriso di circostanza. Li vorrei tutti morti. Dal primo all’ultimo, vorrei ogni singola persona seduta a questo tavolo a terra morta, sangue sulle pareti, materia grigia che cola dal menù. Inspiro, espiro, cerco di pensare ad altro; in fondo siamo tutti qui per lavoro. È difficile trattenersi con questa feccia. La troietta sta flirtando col banchiere dal momento in cui ci siamo seduti ad attendere istruzioni, mentre il fattone del cazzo è ancora troppo annebbiato per ordinare la sua maledettissima birra. Vorrei estrarre la pistola che tengo nascosta sotto la giacca e aprirgli il cranio per vedere se vuole una fottuta bionda o una cazzo di rossa, ma è ancora troppo presto. Inspiro, espiro e resisto. Dall’altro lato il ciccione di merda aveva ordinato un cheeseburger con patate fritte prima ancora di accomodarsi. Sono le 11 del mattino schifosa palla di lardo. Stupido scarto di macelleria che non sei altro. Come farai a renderti utile quando hai il fiatone passeggiando, non lo so. Mi concentro sullo scuotersi dei suoi molteplici menti per non ascoltare la cascata di parole inutili che la fashion blogger a fianco a lui continua a vomitare ad una tavolata che cerca di ignorarla. Dì un’altra volta che sei stata alla settimana della moda a Parigi e giuro che ti ficco il tacco delle tue Luoboutin dritto nella tempia. La tua amica sfigata è l’unica che qui dentro forse ti odia più di me, troppo cessa per essere alla tua altezza, troppo povera per permettersi i tuoi vestiti, troppo zerbino per dirti che sarebbe disposta a nascondere il tuo cadavere in un freezer pur di essere al tuo posto. Inspiro, espiro, ormai dovrebbe mancare poco. Si apre la porta. Al nostro tavolo si accomodano i boss, vestiti in giacca e cravatta, aria calma e compiaciuta. La tensione è palpabile, l’eccitazione a stento trattenuta. Anche gli altri idioti sono in silenzio, sono quasi sorpreso.
“È l’ora. Divertitevi.” dice in poche parole il più grosso dei capi, una cicatrice che gli solca il volto, i denti candidi che si spalancano in un sorriso sadico. Guerra mi è sempre piaciuto, più di Carestia e Pestilenza di sicuro; noi due ci intendiamo. Mentre estraggo la mia 9mm puntandola sulla folla il cielo si oscura, con zolfo e sangue che precipitano sugli astanti. Non poteva esserci momento migliore per dare inizio all’Apocalisse, penso. In fondo, devono ancora portarci il conto.