Editoriale

Troviamoci a metà strada. Troviamoci dove le nostre colpe incontrano i nostri destini, dove ogni singolo sorso di cocktail allieta le più torbide paure che albergano nelle menti dell’essere umano aperitivante. Perciò ora io chiedo ad ognuno di voi di alzare un calice immaginario, ricolmo della vostra bibita preferita e di brindare con me ad ogni desiderio che mai si avvererà. Perché a metà strada non troviamo che le speranze mitigate, soprusi incivili di ogni vita che, a colpi di feste obbligate, ha dovuto buttare giù tutto d’un fiato alcolici di bassa lega.

Eccolo quindi lo sforzo del divertimento, la festa predeterminata alla quale non siamo stati invitati e alla quale non avremmo mai voluto andare. Ma ci siamo e l’abbiamo vestita di ricordi, sempre belli e offuscati da quella patina di epica che solo le serate ebbre di un tempo passato riescono ad avere. Ha la consistenza delle dita appiccicose e l’odore di mozziconi bagnati. Noi guarda caso siamo proprio lì, a metà, che ci aspettiamo. In attesa di annegare noi stessi in un barile di sangria riviviamo ricordi che tali non sono. Sono vecchie speranze. Silenzi assensi, vite che dopo averle immaginate non siamo ancora pronti per viverle. Io non sono pronto e dopo averlo capito ho smesso di praticare rabbia alla spina e di sciabolare disillusione. Indossata la toga sono pronto a devastare le case degli amici ricchi, palazzi sfarzosi, che una volta crollati non lasciano scampo alla domanda: “Tutto qua?”.

Troviamoci a metà strada e nel tragitto preoccupiamoci di dove ci porterà e non pensiamo da che luogo stiamo scappando. Troviamoci e ritroviamoci al punto di partenza per migliorare. In un processo di rinascita continua possiamo finire un bicchiere e riempirlo subito dopo, come insegnano i nostri nonni: “Salendo sempre di grado, così domani non ti svegli con il mal di testa!” Lahar si ritrova al punto di partenza, noi con lui, pronti ad ubriacarci di nuovo, ma questa volta con un vino ancora più buono. Mazeltov!

Riccardo Alessandro Didonè