Vite

Nella Bibbia il corrispettivo del termine “ira” è “giudizio universale”.
Il giudizio universale, a sua volta, si può leggere come la traduzione in atto dell’odio che Dio riverserebbe nei confronti dell’egoismo umano. Ecco che odio e ira possono manifestarsi come momenti diversi nel medesimo processo di risoluzione di un problema. Tale processo vede l’odio come forma spuria dell’ira, in quanto il primo serve ad individuare ciò che non funziona (il comportamento dell’uomo nell’esempio sopra citato), mentre la seconda è la forza che nasce dall’odio e consente di eliminarlo attraverso la pratica. Dell’esistenza di questa forza è stato anche testimone lo scrittore americano Henry David Thoreau. Nel 1846 egli si rifiutò di pagare la tassa che finanziava la guerra schiavista in Messico. Cumulò una quantità d’odio tale da non poter far altro che trasformarla in qualcosa.
Fu così che scrisse “Disobbedienza Civile”, in cui invita tutti i cittadini americani a non finanziare una legale, ma immorale, macchina del sangue. Quell’opera nata dall’odio produsse effetti inimmaginabili un secolo dopo, quando Gandhi la lesse e ne trasse ispirazione nella lotta per la fine dell’Imperialismo Britannico. Questo è solo uno dei tanti esempi di come l’ira, massima espressione dell’odio, possa condurre alla pace, affermandosi come virtù. Tuttavia negli ultimi anni si è presentato un grave problema all’interno del panorama culturale europeo (Inglese in particolare), riguardante la maggioranza dei giovani che vivo-
no nelle città metropolitane. Mi riferisco allo studio “How hipsters destroyed urban societies”, nel quale viene sottolineato come il tentativo di riprendere la cultura new age degli anni ’60 e di riportarla all’interno di una società globalizzata come quella attuale, abbia prodotto un ammasso di consumistici soldatini che usano l’odio come vincolo sociale. Specialmente in Italia, siamo passati dalla Società dell’Ira (quella post Seconda Guerra Mondiale, in cui la rabbia per la precedente perdita dei propri diritti generò una forte spinta alla vera democratizzazione) alla Società dell’Odio (caratterizzata da molti giovani che si limitano a sottolineare ciò che non va senza tuttavia volerlo migliorare).
L’uomo occidentale tuttavia può ancora invertire questo processo circolare che l’ha portato nella posizione di giudicare e non di essere giudicato, sostituendosi al ruolo che hanno Natura e Storia. L’unica soluzione è rispettare queste due grandi forze attraverso l’utilizzo dell’umiltà e della forza dell’ira, specialmente nel raggiungimento di una verità.