Meraviglia liquida

di Giuseppe Porrovecchio

ISSUE #37 - Sette

Ad eccezione dell’Olimpo, il sole non ha mai toccato nulla di altrettanto grandioso. S’intronfia a sfiorarlo. Anche ora, che giace inerme su di un fianco sul fondo del mare, restandone il sovrano. Gli uomini ne cingono le dita della mano – caduta sul vecchio porto – senza mai chiudere il cerchio, nel tentativo vano di risultare i più forti; le donne seguono la linea dei muscoli con l’imbarazzo malcelato di scorgerne il sesso attraverso la veste. Le onde spezzano il silenzio. Persino i bambini più vivaci sussurrano religiosamente pur non avendo ricevuto alcun rimprovero. Tra loro, i più curiosi si tastano l’addome nel vedere squarciato il ventre del Colosso, e scorgendovi all’interno rocce traslucide, chiedono: le abbiamo anche noi? Una sola – si sentono rispondere – un piccolo ghiacciaio tra il fegato e la milza che si scioglie per incanto. Quanta acqua avete raccolto? Ecco l’unità di misura della meraviglia: i litri. È liquido questo meravigliarsi che ci sconvolge e ci fa passati, presenti e futuri, accomunandoci nei secoli. Ci spurga dalla pelle. Con lo sguardo non riusciamo a chiudere le linee – raccontano di una muraglia, in Cina, di cui da qualunque punto si guardi non se ne vede mai la fine; del Colosso, prima che cadesse, non avevo mai ammirato i riccioli – siccome usiamo questa unità di misura: l’uomo finito. Siamo piccoli come ghiaia. Il meraviglioso è fatto per superarci. Impotenti. E proprio in quest’attimo di cedimento, nella consapevolezza del cadere, ecco che il masso trema – una goccia cade – e ci scopriamo titani invincibili capaci di volare: perché superato lo stupore ci accorgiamo che quel volto e quella torcia siamo stati noi a tirarli su e da lontano ci somigliano perché fatti a nostra immagine e somiglianza, scolpiti davanti ad uno specchio. Quelle mura, sopravvivano o meno, le abbiamo costruite per noi. Sono simulacri del nostro potere – solo la Natura può batterci. L’insieme si allarga, diventa infinito. Siamo un tutto – noi simili a loro, loro fatti per noi – finalmente. Loro, senza cui non avremmo mai scoperto la duplice meraviglia d’essere uomo e dio. Esseri umani ebbri della loro immortalità. L’abbiamo trovata! Siamo uomini, abbiamo fatto questo: il Colosso lo abbiamo eretto noi, siamo stati noi a farlo cadere. La meraviglia si insinua sotto pelle, tra la gente, il ghiacciaio gocciola.


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