Emoglobina

di Gloria Tombolato

ISSUE #40 - Buio

Non vedo. Non ricordo. Sto parlando o no?

Qualcosa mi ha incollato le labbra. Muovo poco la lingua: sento i miei denti a pezzetti dentro alla bocca. Non devo ingoiarli, devo stare attenta.

Non c’è luce. Non c’è nulla qui.

Non mi sento le palpebre. Non riesco a vedere, cazzo. Uso il naso: sono sicura di conoscere questo odore. Io sento profumo umido, terra arata, un sentore come di funghi e muffa.

So che non sto più guidando la mia macchina.

Perché sento odore di cantina ammuffita?

Sento calore sul mio corpo, dalla pancia in giù. Sopra, niente. Occhi chiusi. Bocca chiusa. Ho ancora le braccia?

Uso le orecchie: quel silenzio pieno di fischi che mi riempie la testa dopo tante ore di musica ad altissimo volume. Se mi concentro sento anche il sangue che mi ronza contro i timpani. Rumore di rami scossi da un po’ di vento. Nient’altro. Se potessi aprire gli occhi! Dov’è la mia mano destra? Voglio toccarmi la faccia e scoprire cos’è che mi ha incollato le palpebre.

Adesso sento anche il profumo delle soppresse appese ad asciugare.

Càneva” è la parola che mi sbatte nel cervello. Buio. Salami appesi. Fresco. Silenzio. Attesa.

Ora devo pensare a cos’è successo alla mia macchina. Non so dov’è.

Io sono insensibile. Senza mani? Niente dolore. Corpo caldo. Ambiente freddo. Sono quasi sicura di essere all’aperto, in campagna. Ma non vedo!

So che è notte, la qualità di nero nei miei occhi mi dice che qui non ci sono lampioni, non ci sono case, niente auto in giro. Solo le varie parti di me e l’odore della cantina piena di mio nonno. Rumori naturali tutto intorno, distinguo forse ali notturne, che mi fanno pensare a lenzuola di cotone pesante sbattute dal vento.

Muovo la testa e mi bagno le orecchie: erba bagnata, corteccia, cosa? Penso di essere sdraiata supina.

È acqua che gocciola ciò che sto sentendo?

Ah, credo di essermi tagliata la lingua…sì. Mi sembra di avere in bocca una manciata di sassi! Sapore rosso e giallo. Sangue. Metallo. Caldo. Voglio sputare ma ho le labbra sigillate. Ingoio. Mi provoco un conato, rigurgito sangue e, oddio, denti..? Ingoio tutto daccapo con un brivido di disgusto.

Ecco: mi sono pisciata addosso, ne sono certa.

Sento il bagnato che sale sulla schiena. Il solletico si fa sentire proprio tra le mie scapole, non riuscirò mai a grattarmi laggiù.

La mia urina è caldissima, brucia sulla pelle ed ha un odore appuntito. Le narici pizzicano. L’ammoniaca cancella in un istante la càneva del nonno. Ora piango. Piango con gli occhi incatramati da non so che.

Quel profumo mi faceva compagnia.

Sono sola. In una pozza di piscio. Sono?


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