Missiva dal fronte

di Alessandro Cunial

ISSUE #34 - Gazjeta

Stimato Sartorikov,              

Mi rincresce riferirLe che la sua segreta missiva non è giunta nelle mani a cui era destinata. Vorrei comunque precisare sin da ora che nessuna rappresaglia sarà da me medesimo diretta al fine di estirpare sul nascere la Vostra Gazjeta.

Dal buio di questa notte sul Fronte Prussiano, non mi resta che constatare l’affievolirsi della bianca luce Imperiale sul mondo in questa nuova era, come di un sole ormai nascosto dalla gelida tormenta. D’altra parte, solo uno stolto non percepirebbe l’ira del popolo ormai stanco che rivolge i propri occhi irrorati di sangue presso la Vostra Stella, tingendola di Rosso.

Ho da porVi però una domanda: sono le cose illuminate perché esse han luce o sono i nostri occhi che volgendosi a queste o a quest’altre le donano i colori? E se così come mi piace pensare fosse, e la nostra stessa vista fungesse da faro puntato sulle cose, non dovremmo forse incalzar le genti affinché rivolgano lo sguardo al proprio interno, in modo da essere il popolo stesso torcia nelle oscurità, invece di mostrar loro ingannevoli lanterne che, più che illuminare, abbagliano?

Ai miei stanchi occhi Voi e i Vostri compagni non siete che l’ennesima ape regina pronta a scernere un alveare e a portar via con sé i suoi discepoli, per poi vibrare in aria come nuvola momentanea nel cielo della storia. Ma date retta a questo umile soldato quale ora io sono: solo se ogni uomo guardasse al suo interno scoprendosi umile e preda delle intemperie come il suo vicino è, e di quest’ultimo comprendesse i sentimenti come fossero i suoi; solo in quel momento, non più un insieme di sciami sarebbe l’umanità, ma un vento compatto carico di luce propria, dove ogni singolo, attraverso differente voce e diversa melodia, canterebbe in coro e all’unisono lo stesso inno.

Quando leggerete questa mia missiva un proiettile di pistola mi avrà già attraversato le cervella e forse qualcuno starà dando sepoltura ad un suicida.

Non nutro nessuna speranza affinché una voce così dissidente ai vostri ideali come è la mia possa aver spazio nella vostra rivista. Se così invece fosse, se una sfumatura dei miei pensieri fosse da Voi accolta, accostando gli egoismi politici che ci dividono in favore dell’ascolto della posizione altrui, per un istante, forse, da qualche parte nel mondo, soffierà il vento.

 

Generale d’Armata
Aleksandr Vasil’evič Samsonov


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